Chiesa di San Giovanni

Situato all’estremità di via Gorini, a fianco del Torrione, il complesso architettonico di San Giovanni è costituito dal corpo principale della chiesa, dalla comunicante cappella del Suffragio dei morti e dall’adiacente cappella di San Rocco.
La chiesa di San Giovanni sorgeva in origine su un terrapieno, e le mura di Mura – databili tra il X e l’inizio del XIII secolo – sbarravano alle spalle, a nord, ogni ulteriore passaggio. Dalla quattrocentesca contrata platee de Mura (l’attuale piazza Corte Mura) si accedeva alla chiesa attraverso una strada a gradoni che si interrompeva quando giungeva a livello del sagrato, all’ombra del Torrione.
Il sagrato era chiuso mediante un muraglione, che doveva sorreggere il terrapieno del sagrato stesso, nel quale si apriva un grande portone. La chiesa era munita del suo campanile che sorgeva sul lato sud, dove si estendeva anche il cimitero, ed era costituita da un’aula rettangolare con un’abside semicircolare, il tetto a capanna e l’interno segmentato da quattro grandi archi a sesto auto in muratura. In seguito a vari rifacimenti, l’aspetto della chiesa si modificò. Scomparvero la strada a gradoni che divenne l’attuale via Gorini, che sale sino a piazzale Mazzini, il sagrato e il muraglione che lo racchiudeva e pure le mura che la cingevano a nord.
Nel corso del Settecento la chiesa di San Giovanni subì ulteriori restauri: la chiesa originaria venne completamente vuotata all’interno, fu demolito il tetto a capanna, vennero demoliti gli archi a sesto acuto che poggiavano sulle quattro coppie di lesene, fu aperta la parete nord in corrispondenza della cappella del Suffragio affinché questa comunicasse direttamente e per tutta la sua parete sud con la chiesa di San Giovanni e divenisse quindi un ambiente unico con la stessa. Venne altresì demolita completamente l’antica facciata e quella nuova venne avanzata in direzione dell’antico sagrato; venne decapitato l’antico campanile che si sviluppava sul lato sud della chiesa e all’interno del moncone superstite dell’antico campanile fu innalzato lo spigolo sud del nuovo catino dell’abside; la chiesa fu sopraelevata di quasi il doppio della sua primitiva altezza; fu costruito un nuovo più alto, ma più sottile, campanile sul lato nord; fu rifatto in sezione poligonale il coro-presbiterio della chiesa e si diede un nuovo assetto architettonico all’interno della stessa, che è poi quello che si può vedere oggi.
La chiesa di san Giovanni aveva l’altare maggiore impreziosito da una pala attribuita al Borgognone, venduta alla metà dell’Ottocento e rimpiazzata con una tela del palazzolese Giovanni Rampana raffigurante san Giovanni Evangelista. Sul lato nord, presso l’altare della cappella del Suffragio dei Morti vi è una grande pala del celebre pittore Andrea Celesti (1637-1711) che raffigura la Vergine che intercede presso Dio la liberazione delle anime purganti. Contemporanei o di poco posteriori all’opera del Celesti, sono pure i due dipinti sulle pareti est e ovest della cappella che raffigurano la morte di Maria Vergine e la morte di san Giuseppe.
Nell’interno della chiesa, invece, presso l’altare dedicato a san Girolamo Emiliani, è conservato un grande affresco con un ciclo delle storie del santo, realizzato nel 1935 dal pittore palazzolese Matteo Pedrali. Esteso su una superficie di oltre trenta metri quadrati, il ciclo è suddiviso in sei scomparti che narrano la vicenda di San Gerolamo Emiliani il quale, dopo la conversione, passò dalla vita militare all’assistenza ai malati per poi fondare numerosi asili per orfani tra Verona, Brescia, Bergamo e Milano.
Ma la vera novità degli affreschi è rappresentata dal fatto che i protagonisti delle affollate scene sono giovani ed anziani palazzolesi, amici, parenti e gente del popolo che il pittore fece posare per ottenere la massima resa naturalistica, in specie nei volti fortemente caratterizzati, con l’obiettivo dichiarato di instaurare un dialogo fra antico e moderno, passato e presente, tradizione e modernità.

Ultima modifica: Lun, 08/02/2016 - 10:51